Caste e dintorni. Uno scandalo tutto italiano

Pubblicato: 27 ottobre 2012 in Uncategorized

ImmagineNello scellerato e interminabile elenco degli sprechi e dei privilegi della classe politica, che continua a scandalizzare ed indignare l’opinione pubblica, devono sicuramente essere aggiunti gli spropositati stipendi dei dipendenti di Montecitorio e di Palazzo Madama, proprio perchè si collocano al di fuori da ogni logica di mercato. A farne un dettagliato elenco due giornalisti, Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, già autori del best seller “la Casta”. Il caso più eclatante è quello relativo alla retribuzione di uno stenografo del Senato che arriva a sfiorare uno stipendio lordo di 290 mila euro. Quindi solo 2 mila euro in meno di quanto, per esempio, lo Stato spagnolo elargisce a Juan Carlos di Borbone, 50 mila euro in più di quanto, sempre lordo, guadagna Giorgio Napolitano come Presidente della Repubblica. Ma ad incassare buste paga da nababbi, al netto delle tasse e dei tagli tremontiani, un commesso o un barbiere possono arrivare a 160 mila euro, un coadiutore  a 192 mila euro, un segretario a 256 mila euro, un consigliere a 417 mila euro. Inoltre agli stipendi possono essere anche aggiunte  le indennità. Solo alcuni esempi: alla Camera un capo commesso ha diritto a un supplemento mensile di 662 euro lordi che salgono a 718 al Senato. Un consigliere capo servizio di Montecitorio ha diritto a una integrazione di 2.101, contro i 1.762 euro del collega di palazzo Madama. Tali stratosferici stipendi vengono raggiunti grazie ad assurdi automatismi che, nell’arco della carriera, permettono di quadruplicare, in tempi reali, la busta paga.  I privilegi dei dipendenti del Parlamento proseguono poi anche con la pensione. Ma come è stato possibile tutto questo quando non sono stati rinnovati, ormai da anni, decine di contratti di diverse categorie di altri lavoratori pubblici e non?  La risposta dei due giornalisti coinvolge il ruolo dei sindacati. Solo a Palazzo Madama meno di 1.000 dipendenti sono rappresentati da una decina di sigle sindacali. La forza di queste corporazioni in passato ha impedito qualunque tentativo di riforma. A dicembre il consiglio di presidenza del Senato ha deciso che anche per i dipendenti in servizio si dovrà applicare il sistema contributivo pro rata, ma la decisione per diventare operativa dovrà superare lo scoglio di una trattativa fra l’amministrazione e le sigle sindacali. Sicuramente tutto questo non sarebbe potuto accadere senza la complicità della classe politica che è la principale responsabile di questo scandalo tutto italiano. Il risultato di quanto fin qui elencato è ben riassunto da alcuni dati numerici elencati da Rizzo e Stella sul bilancio delle Camere: nel 2010 la retribuzione media dei 1.737 dipendenti di Montecitorio, dall’ultimo dei commessi al segretario generale, era di 131.585 euro, 3,6 volte la paga media di uno statale (36.135 euro) e 3,4 volte quella di un collega (38.952 euro) della britannica House of Commons.

Formiche Giovani // Graziella Giorani Castellani

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