Chi e cosa rottamare?

Pubblicato: 19 ottobre 2012 in Uncategorized

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Due giorni fa Walter Veltroni ha annunciato che non si candiderà alle prossime elezioni politiche, e di voler concludere, con questa legislatura, la propria esperienza in Parlamento. Questa scelta sta facendo molto discutere, soprattutto all’interno del PD, dove da tempo si parla della necessità del rinnovamento della classe dirigente. Matteo Renzi, è ormai noto a tutti, ha fatto di questo argomento uno dei temi principali della propria battaglia per le Primarie. In realtà, è lo stesso Statuto del Partito Democratico a prevedere che le carriere parlamentari non possano durare  più di tre mandati, cioè tre distinte elezioni per altrettante legislature. Ma, dato che ciò avrebbe comportato l’uscita dal Parlamento di molti noti esponenti del PD,  tale regola fu contestata e l’interpretazione modificata. La ratifica comportò che ci si poteva candidare fino a quando non si fosse raggiunto il tempo massimo di 15 anni di permanenza in Parlamento, l’equivalente di tre legislature complete. Per cui anche sulla base di questa nuova interpretazione, alle prossime politiche, molti esponenti del Pd non si potrebbero formalmente presentare. Per ovviare a questo nello Statuto è stata indicata però anche la possibilità che siano votate delle deroghe da parte della Direzione Nazionale. Ed è a tutto questo che Renzi fa riferimento invocando un reale rinnovamento. In un’altra intervista televisiva lo stesso Walter Veltroni affermava di non essere d’accordo con Renzi sul fatto che si dovessero “rottamare” tutti coloro che rappresentavano “il vecchio”, per età anagrafica ,  e che invece avevano dimostrato nell’impegno, nella professionalità, nella competenza e nella passione,  di essere più giovani dei tanti attuali “Fiorito”, ma anche che fosse giusto che ci fosse un rinnovamento nella classe politica in generale. Di fatto il porre dei limiti temporali alla carriera politica e permettere la circolazione delle elitè,  era ritenuta una prerogativa irrinunciabile, per l’affermazione della vera democrazia, dagli Elitisti, una corrente filosofica e sociologica, già agli inizi del ‘900 . Questo sia  per scongiurare l’affermazione di regimi totalitari, sia per evitare che il sistema politico italiano si trasformasse in una “oligarchia di ferro” , chiusa, inamovibile, soggetta a logiche clientelari e lobbystiche, ciò che di fatto oggi è diventata. Per cui alla luce di tutto ciò che è accaduto, alla domanda “chi rottamare?” si potrebbe rispondere -tutti i politici  che hanno avuto un comportamento indegno e immorale-. E a “che cosa rottamare?” si potrebbe sicuramente rispondere -l’intero sistema partitico italiano-.  Il motivo è palese: in nessun altro Stato democratico avviene ciò che accade in Italia,  e cioè la permanenza in ruoli di potere degli stessi soggetti politici per decine di anni continuativi,  cosa che invece è la norma solo in Paesi dove sono in vigore regimi totalitari e/o oligarchici. Quindi potrebbe diventare una buona prassi democratica quella di introdurre dei limiti temporali alla candidabilità dei politici, dopo due mandati parlamentari, per esempio, favorendo così l’ingresso di nuove figure sulla scena politica. Sarebbe auspicabile inoltre, come ha affermato Pezzotta al convegno di Chianciano, che molti di questi “longevi” politici rinunciassero al loro “lungo ruolo” per assumersene un altro altrettanto importante quello di “allenatori delle nuove classi politiche”. Avremo così più giovani, capaci, competenti, preparati e in grado di assumersi la responsabilità politica di governare al meglio questo nostro Paese, ed evitare a questa nostra  Nazione la disgrazia di altri indegni Fiorito.  

Formiche Giovani // Graziella Giorani Castellani

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commenti
  1. pobiedo ha detto:

    Sono d’accordo a rottamare soprattutto quelli che nella loro vita hanno fatto solo i politici quando arrivino ad una eta’ di 50 anni

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