L’Italia è più solida di quanto ci vogliono far credere

Pubblicato: 12 ottobre 2012 in Uncategorized

ImmagineL’Economist pubblica sul suo sito Internet una classifica del debito pubblico mondiale che ci rende giustizia e mostra come l’Italia, ormai, non sia più la sola ad avere un debito pubblico elevato, avendo però, nello stesso tempo a suo vantaggio, il debito delle famiglie rimasto il più basso al mondo. Tra il 2008 e il 2013 infatti l’Italia sarà l’economia ad aver sperimentato la minor crescita del suo debito pubblico per abitante: solo 1.100 dollari circa di incremento contro i 6.200 della Germania, gli 8 mila della Francia, i 21.600 degli Stati Uniti o i 33.300 dell’Irlanda. Il solo debito pubblico degli USA per abitante collocato sul mercato, senza tener conto dei debiti degli enti governativi, degli stati e delle municipalità, raggiungerà nel 2013 i 40.050 dollari superando quello italiano, che sarà di 39.920 dollari.  Persino il debito pubblico pro capite tedesco, che raggiungerà i 34.000 dollari, non è più tanto diverso da quello italiano. Ma poiché il debito statale viene convenzionalmente rapportato al PIL, il debito dell’Italia continua ad apparire molto più elevato di quello di altri Paesi. Eppure il PIL non serve, se non in parte, a pagare il debito o a “garantirlo”. Solo le entrate fiscali annue che esso genera possono servire a tale scopo, compensando le uscite statali o superandole. Perché, allora, non rapportare invece il debito pubblico al patrimonio delle famiglie, visto che questa è l’unica vera garanzia retrostante che rende davvero finanziariamente solida un’economia? Si scoprirà così che il rapporto debito pubblico/ricchezza finanziaria netta delle famiglie in Italia, nel primo trimestre 2012, era intorno al 74%, valore non distante da quelli di Francia e Germania, che sono intorno al 64-65%. Se poi al denominatore si ponesse anche la ricchezza immobiliare delle famiglie insieme a quella finanziaria, il debito pubblico italiano risulterebbe oggi il più basso tra i Paesi avanzati, meglio persino di quelli di Francia e Germania. Inoltre in Italia la ricchezza mediana, quella cioè del cittadino adulto che divide esattamente in due la popolazione e che è indice di una buona equidistribuzione della ricchezza stessa, è la terza al mondo, 156 mila dollari per adulto nel 2011 secondo uno studio del Credit Suisse, preceduta solo dall’Australia e dal Lussemburgo, mentre quelle di USA, 53 mila dollari, e Germania, 57 mila dollari, sono quasi un terzo della nostra. Quanto alla presunta perdita di competitività, che molti indicatori standard sulla carta sembrerebbero evidenziare, è un dato di fatto che l’Italia è invece uno dei soli cinque Paesi del G20, insieme a Cina, Giappone, Germania e Corea, ad avere un surplus strutturale con l’estero per i manufatti industriali. Surplus che nel 2012 arriverà a toccare il livello record di 80 miliardi di euro.

Formiche Giovani // Graziella Giorani Castellani

 

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