Archivio per ottobre, 2012

ImmagineE’ interessante notare come a fronte della gravissima situazione lavorativa e dei redditi bassi (come sarebbe stato bello e civile non lasciare lettera morta ma aver provato almeno a rendere effettivo l’art. 36 della Costituzione: ‘Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa’ ) neanche si tende più a mascherare la ritrosia nel considerare che il motore dello sviluppo di un Paese dovrebbe partire dal Lavoro che innescherebbe così tutta una serie di conseguenze positive in termini di crescita. Non considerando dunque adeguatamente il 35% del tasso di disoccupazione giovanile (senza considerare gli inoccupati over 35!) e un 40% di precariato, oggi si tende anche a ‘punzecchiare’ questa larga fascia di meno fortunati (conseguenza anche dei molto più ‘fortunati ’) quasi con tono dileggiante. E’ purtroppo ormai quasi abituale che certi politici per mostrare il loro senso del dovere nel proprio Lavoro con il loro ‘eccessivo zelo ’ nel quotidiano impegno, mostrino ai cittadini in varie difficoltà come si deve essere o come ci si deve comportare. Oltre alle tante difficoltà che vivono quotidianamente, molte persone si sentono quindi anche istruite sul fatto che ‘il lavoro non è un diritto’ o che ‘i giovani siano meno schizzinosi ’ – o meglio: ‘choosy’, che fa più British! – comportando giustamente questo calo d’interesse verso la politica, verso una sana politica quale dovrebbe essere quella attenta ai bisogni della collettività. Oltre alla cultura e al lessico anche i vari atteggiamenti degli individui sono rilevanti nel mostrare la loro personalità e dunque, chi riveste ruoli di pregio, dovrebbe pensare che anche lo stile ha la sua importanza ma, soprattutto, dovrebbe sapere che ai meno fortunati nelle varie difficoltà non si dovrebbero dare mòniti o istruzioni che più che di consiglio appaiono invece di scherno. Certo è evidente che dagli alti seggi dorati del Palazzo è difficile immaginare come si possa vivere nel basso delle condizioni quotidiane delle persone comuni.

Formiche Giovani // Massimiliano Ciampi

Martedì 30 ottobreImmagine, alle ore 16,30, si terrà un interessante convegno presso la sala della Mercede della Camera dei Deputati, in via Mercede 55,  dal titolo: “Lavoro: le donne e i giovani, l’Italia che vogliamo”. L’appuntamento  vuole porre l’attenzione sulla condizione, nel mondo del lavoro, delle due fasce più deboli: le donne e i giovani. Debolezza che rappresenta una delle cause fondamentali dell’attuale gap di crescita tra l’Italia e gli altri paesi europei . Saranno molti i relatori, docenti e presidenti di varie associazioni, che interverranno per discutere di questo importante problema sociale ed esistenziale. L’auspicio di noi di Formiche Giovani è che anche queste importante attività, promosse e dedicate ai giovani e alle donne, possano contribuire se non alla soluzione, almeno al miglioramento dell’attuale situazione italiana.

 

ImmagineI dati sull’occupazione femminile nel 2012 ancora una volta evidenziano le difficoltà del lavoro nel Mezzogiorno, per il quale l’Istat parla del 35,9% di giovani che non riesce a trovare un impiego e addirittura del 51,8% di donne tagliate fuori da qualsiasi attività professionale. Si tratta quindi di una vera e propria  emergenza sociale messa in luce anche nel dossier “la condizione e il ruolo delle donne per lo Sviluppo del Sud” diffuso a marzo 2012 dallo Svimez, l’Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno. I dati riferiscono che nella fascia di età 15-34 anni al Sud, nel 2010, lavorava regolarmente meno di una giovane su quattro, con un tasso di occupazione fermo al 23,3%, con le donne laureate che, “anziché essere oggetto di politiche di sviluppo, rischiano di restare a casa con bambini e anziani a causa del sistema di welfare che ostacola la conciliazione lavoro-famiglia”. E non va meglio alle under 64, con un tasso di occupazione del 30,5%, distante quasi 30 punti percentuale da quello della media europea, di 58,2%. Ma attualmente la situazione  è notevolmente peggiorata. Secondo lo Svimez, infatti, i dati sull’occupazione femminile  2012, che parlano ufficialmente del 15,4% di donne meridionali disoccupate, non sono reali, in quanto non tengono conto di coloro che dopo diverse esperienze lavorative di precariato vengono assorbite nel cosiddetto “sommerso”. Sottraendo queste donne a quello che lo Svimez definisce il “limbo statistico di chi non è occupato né disoccupato”, la cifra delle disoccupate triplica, passando da 393 mila a 953 mila. Se poi si aggiungono le cosiddette “scoraggiate”, ovvero coloro che per l’Istat sarebbero disponibili a lavorare, ma che hanno smesso di cercare un impiego, delle 893 mila donne italiane che si trovano in questa condizione, 575 mila sono al Sud. Questi dati sull’occupazione femminile 2012 sottolineano una generale difficoltà per le donne nel trovare lavoro, soprattutto al Sud. Per contrastare questa situazione la riforma Fornero, approvata il 31 maggio 2012, prevede una serie di facilitazioni per incentivare le aziende ad assumere personale femminile. In particolare, l’articolo 53 del disegno di legge stabilisce sgravi fiscali per “le assunzioni, a partire dal primo gennaio 2013, di donne di qualsiasi età prive di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi” residenti in aree cosiddette “svantaggiate”. Questo significa per le imprese una riduzione del 50% dei contributi per 12 mesi  che, in caso di assunzione della lavoratrice con contratto a tempo indeterminato, può arrivare fino a 18. Noi di Formiche Giovani ci auguriamo che tali misure sia davvero applicate e che contribuiscano  effettivamente a migliorare la condizione lavorativa delle donne  al Sud, e dei giovani in generale, eliminando lo sfruttamento dei lavoratori impiegati nel sommerso o nel lavoro in nero, che non offrono loro nessuna garanzia, tutela e sicurezza.

Formiche Giovani // Graziella Giorani Castellani

ImmagineNello scellerato e interminabile elenco degli sprechi e dei privilegi della classe politica, che continua a scandalizzare ed indignare l’opinione pubblica, devono sicuramente essere aggiunti gli spropositati stipendi dei dipendenti di Montecitorio e di Palazzo Madama, proprio perchè si collocano al di fuori da ogni logica di mercato. A farne un dettagliato elenco due giornalisti, Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, già autori del best seller “la Casta”. Il caso più eclatante è quello relativo alla retribuzione di uno stenografo del Senato che arriva a sfiorare uno stipendio lordo di 290 mila euro. Quindi solo 2 mila euro in meno di quanto, per esempio, lo Stato spagnolo elargisce a Juan Carlos di Borbone, 50 mila euro in più di quanto, sempre lordo, guadagna Giorgio Napolitano come Presidente della Repubblica. Ma ad incassare buste paga da nababbi, al netto delle tasse e dei tagli tremontiani, un commesso o un barbiere possono arrivare a 160 mila euro, un coadiutore  a 192 mila euro, un segretario a 256 mila euro, un consigliere a 417 mila euro. Inoltre agli stipendi possono essere anche aggiunte  le indennità. Solo alcuni esempi: alla Camera un capo commesso ha diritto a un supplemento mensile di 662 euro lordi che salgono a 718 al Senato. Un consigliere capo servizio di Montecitorio ha diritto a una integrazione di 2.101, contro i 1.762 euro del collega di palazzo Madama. Tali stratosferici stipendi vengono raggiunti grazie ad assurdi automatismi che, nell’arco della carriera, permettono di quadruplicare, in tempi reali, la busta paga.  I privilegi dei dipendenti del Parlamento proseguono poi anche con la pensione. Ma come è stato possibile tutto questo quando non sono stati rinnovati, ormai da anni, decine di contratti di diverse categorie di altri lavoratori pubblici e non?  La risposta dei due giornalisti coinvolge il ruolo dei sindacati. Solo a Palazzo Madama meno di 1.000 dipendenti sono rappresentati da una decina di sigle sindacali. La forza di queste corporazioni in passato ha impedito qualunque tentativo di riforma. A dicembre il consiglio di presidenza del Senato ha deciso che anche per i dipendenti in servizio si dovrà applicare il sistema contributivo pro rata, ma la decisione per diventare operativa dovrà superare lo scoglio di una trattativa fra l’amministrazione e le sigle sindacali. Sicuramente tutto questo non sarebbe potuto accadere senza la complicità della classe politica che è la principale responsabile di questo scandalo tutto italiano. Il risultato di quanto fin qui elencato è ben riassunto da alcuni dati numerici elencati da Rizzo e Stella sul bilancio delle Camere: nel 2010 la retribuzione media dei 1.737 dipendenti di Montecitorio, dall’ultimo dei commessi al segretario generale, era di 131.585 euro, 3,6 volte la paga media di uno statale (36.135 euro) e 3,4 volte quella di un collega (38.952 euro) della britannica House of Commons.

Formiche Giovani // Graziella Giorani Castellani

Immagine“Come collocare – dichiara Elisabetta Parise, di Formiche Giovani -, stando ai dati Istat del 2011,  i circa 30.000 laureati in medicina, i 15.000 architetti, i 39.000 laureati in politico-sociale e i 14.000 in insegnamento che, ogni anno, escono dalle università  italiane? Non  appare esserci – sottolinea – nessuna correlazione tra la domanda e l’offerta. Le parole sbagliate pesano e non permettono, a chi ascolta, di andare oltre all’espressione scorretta. E’ stato così per i “bamboccioni”, per gli “ingrati” e, ora,  per i “choosy”. Ogni lavoro è degno di rispetto e dovrebbe essere svolto con le competenze e  la preparazione universitaria idonea, senza essere costretti, per le necessita più disparate, ad accettare qualsiasi offerta. Ma un indirizzamento dei giovani alle professioni più richieste – conclude la Parise – sarebbe quantomeno auspicabile”.

 

 

 

ImmagineCresce la preoccupazione nel Paese. E, di conseguenza, nelle famiglie. La politica del rigore tocca sempre di più fasce sociali che, già di loro, fanno fatica a tirare avanti. E che dire dei giovani? Della ormai cronica difficoltà a trovare un’occupazione? A crearsi un futuro? Vogliamo essere ottimisti. Dobbiamo esserlo. E’ per questo che continuiamo nel nostro impegno, quotidiano, per cercare di migliorare questo stato di cose.

Elisabetta Parise

Chi e cosa rottamare?

Pubblicato: 19 ottobre 2012 in Uncategorized

Immagine

Due giorni fa Walter Veltroni ha annunciato che non si candiderà alle prossime elezioni politiche, e di voler concludere, con questa legislatura, la propria esperienza in Parlamento. Questa scelta sta facendo molto discutere, soprattutto all’interno del PD, dove da tempo si parla della necessità del rinnovamento della classe dirigente. Matteo Renzi, è ormai noto a tutti, ha fatto di questo argomento uno dei temi principali della propria battaglia per le Primarie. In realtà, è lo stesso Statuto del Partito Democratico a prevedere che le carriere parlamentari non possano durare  più di tre mandati, cioè tre distinte elezioni per altrettante legislature. Ma, dato che ciò avrebbe comportato l’uscita dal Parlamento di molti noti esponenti del PD,  tale regola fu contestata e l’interpretazione modificata. La ratifica comportò che ci si poteva candidare fino a quando non si fosse raggiunto il tempo massimo di 15 anni di permanenza in Parlamento, l’equivalente di tre legislature complete. Per cui anche sulla base di questa nuova interpretazione, alle prossime politiche, molti esponenti del Pd non si potrebbero formalmente presentare. Per ovviare a questo nello Statuto è stata indicata però anche la possibilità che siano votate delle deroghe da parte della Direzione Nazionale. Ed è a tutto questo che Renzi fa riferimento invocando un reale rinnovamento. In un’altra intervista televisiva lo stesso Walter Veltroni affermava di non essere d’accordo con Renzi sul fatto che si dovessero “rottamare” tutti coloro che rappresentavano “il vecchio”, per età anagrafica ,  e che invece avevano dimostrato nell’impegno, nella professionalità, nella competenza e nella passione,  di essere più giovani dei tanti attuali “Fiorito”, ma anche che fosse giusto che ci fosse un rinnovamento nella classe politica in generale. Di fatto il porre dei limiti temporali alla carriera politica e permettere la circolazione delle elitè,  era ritenuta una prerogativa irrinunciabile, per l’affermazione della vera democrazia, dagli Elitisti, una corrente filosofica e sociologica, già agli inizi del ‘900 . Questo sia  per scongiurare l’affermazione di regimi totalitari, sia per evitare che il sistema politico italiano si trasformasse in una “oligarchia di ferro” , chiusa, inamovibile, soggetta a logiche clientelari e lobbystiche, ciò che di fatto oggi è diventata. Per cui alla luce di tutto ciò che è accaduto, alla domanda “chi rottamare?” si potrebbe rispondere -tutti i politici  che hanno avuto un comportamento indegno e immorale-. E a “che cosa rottamare?” si potrebbe sicuramente rispondere -l’intero sistema partitico italiano-.  Il motivo è palese: in nessun altro Stato democratico avviene ciò che accade in Italia,  e cioè la permanenza in ruoli di potere degli stessi soggetti politici per decine di anni continuativi,  cosa che invece è la norma solo in Paesi dove sono in vigore regimi totalitari e/o oligarchici. Quindi potrebbe diventare una buona prassi democratica quella di introdurre dei limiti temporali alla candidabilità dei politici, dopo due mandati parlamentari, per esempio, favorendo così l’ingresso di nuove figure sulla scena politica. Sarebbe auspicabile inoltre, come ha affermato Pezzotta al convegno di Chianciano, che molti di questi “longevi” politici rinunciassero al loro “lungo ruolo” per assumersene un altro altrettanto importante quello di “allenatori delle nuove classi politiche”. Avremo così più giovani, capaci, competenti, preparati e in grado di assumersi la responsabilità politica di governare al meglio questo nostro Paese, ed evitare a questa nostra  Nazione la disgrazia di altri indegni Fiorito.  

Formiche Giovani // Graziella Giorani Castellani