Donne protagoniste. Sempre e comunque

Pubblicato: 27 settembre 2012 in Uncategorized

Roma – “Il tema delle pari opportunità costituisce un elemento di fondamentale importanza nell’ottica dello sviluppo delle risorse umane destinato all’incremento delle performance di qualsiasi tipo di organizzazione e ancora più nelle pubbliche amministrazione, dove si caratterizza come elemento trasversale per il proseguimento della missione e il rispetto dei valori che guidano le attività e i processi decisionali, sia di carattere strategico che operativo”. Lo ha detto la Presidente della Comunicazione Pari Opportunità che aggiunge: “Il tema delle pari opportunità va affrontato in maniera sistematica, in quanto l’amministrazione è allo stesso tempo datore di lavoro e produttore di beni e servizi,pari opportunità intese quindi come qualità di essere diversi, sostenere l’empowerment delle donne promuovendo le loro molteplici capacità e la loro modalità di rielaborare le situazioni in modo resiliente”. Eppure in Italia le Pari Opportunità sono un problema femminile evidente: come mettono in luce le statistiche l’Italia ha infatti un tasso molto alto di disoccupazione e in questo panorama quelle che lavorano lo fanno molto più delle altre, e spesso senza avere corrispondenza e un adeguato apprezzamento dell’impegno intrapreso. La crisi economica è sempre più evidente in  Italia dove persiste ancora una cultura unica, ovvero c’è una netta separazione tra il momento formativo e quello lavorativo, e secondo quello che attestano i dati della CNEL la crisi ha determinato lunghi tempi di attesa per le assunzioni che portano spesso molte donne e molti uomini ad aspettare anche tre anni, prima di avere i primi contratti di lavoro. Inoltre c’è una mancata corrispondenza tra il titolo di studio e la qualifica professionale da assumere: è quello che in Italia viene definito Over Education e cioè un sottoinquadramento delle persone nei posti di lavoro, malgrado i titoli acquisiti nel proprio percorso di crescita personale. Questa situazione è sicuramente peggiore nel meridione e dove lunghi e faticosi tempi della maternità e della puericultura ha costretto molte mamme a rientrare a lavoro presto; dato il periodo di difficile crisi che stiamo vivendo; dall’altra invece molte di loro rimangono a casa per il mantenimento della prole, (questo accade specie nelle famiglie disagiate con reddito basso che non possono permettersi il lusso di asilo nido  o strutture costose, cui appoggiarsi), malgrado al legge vigente in Italia tuteli la mamma per un periodo sicuramente più lungo rispetto agli altri paesi, (vedi per esempio negli USA). Peraltro è sempre più evidente in Italia il fenomeno del Brain Drain e cioè una emigrazione ancora più forte dei laureati o laureate sottopagate, rispetto all’assunzione nei posti lavoro di manodopera non qualificata che viene assunta. Fondamentale per la crescita economica è senza dubbio il capitale umano – come dice Gary Becker con il premio Nobel per l’Economia nel 1992 – più è elevato il livello di istruzione, più elevato è il capitale ad investire in Italia, a patto però di utilizzarlo bene. Pensiamo infatti a quanta ricchezza di capitale umano sprecato di tante donne che oggi non lavorano in Italia, ( spesso anche laureate e qualificate) non solo per motivi di carenza di posti di lavoro, legati alla crisi contingente, ma anche a causa di logiche relative ad assunzioni, diverse da quelle previste in un paese meritocratico, quale dovrebbe essere il nostro, dove invece la componente femminile si sente sempre meno motivata  nel lavoro, ma sicuramente non si arrende alla possibilità di tempi migliori e cambiamenti opportuni per migliorare professionalmente e anche per accrescere la produttività del nostro paese. Infatti il nostro prodotto interno lordo  – come dice il nostro Ministro delle Pari Opportunità – aumenterebbe di parecchi milioni di euro. Pertanto fare figli in Italia è diventato un atto di eroismo, perché i servizi sono efficienti e non aiutano le donne a far crescere i propri figli e non consentono alle stesse di trovare tempo per grosse gratificazioni nel mondo del lavoro. Negli ultimi mesi il tasso di disoccupazione femminile in Italia ha superato anche la Grecia. In Italia riesce a lavorare solo il 46,3 per cento delle donne. In nostra compagnia come alto tasso di disoccupazione ci sono la Grecia e Polonia, Slovacchia, Romania, e Bulgaria. C’è poi il famoso “palazzo di cristallo” e cioè identificato come quel luogo dei posti di lavoro inaccessibile a molte donne e riguarda l’inserimento di queste ultime negli alti gradi della Pubblica Amministrazione e nelle aziende. Per non parlare delle banche dove la presenza femminile è quasi del tutto inesistente. Qualcosa non convince riguardo a tutto questo: infatti i dati statistici ci informano che la donna conquista nell’ambito universitario e scolastico sicuramente votazioni più alte rispetto agli uomini. Nell’ambito delle aziende sanitarie nazionali la sua posizione è sicuramente migliore ma le Ministre e le segretarie sono ancora il 20% , mentre le deputate solo il 7 %. Il Governo Prodi aveva cominciato ad inserirlo tra le priorità delle riforme, e con al finanziaria di quegli anni sono state approvati alcuni articoli: dal sostegno all’imprenditoria, ai congedi, fino ad arrivare ad altri interventi per le cosiddette politiche di genere. Un progetto che poi è stato destinato a cadere e non se ne è più parlato. Nel Marzo del 2000 a Lisbona i Paesi Europei formularono in progetto per l’occupazione femminile intesa come prima base per rilanciare l’Economia Italiana. I paesi partirono da poche ma precise considerazioni: e quindi se la donna lavora di più, entra più ricchezza nel paese e il PIL crescerebbe enormemente e aumenterebbe di conseguenza anche il tasso delle nascite in Italia, a patto che ci sia un sistema sociale adeguato. Se consideriamo inoltre anche che il “Differenziale retributivo di genere”: ovvero la differenza in termini economici che una donna percepisce come guadagno rispetto ad un uomo – a parità di posizione professionale – e cioè i ¾ dello stipendio rispetto all’altro sesso accade nel pubblico, nel privato le cose peggiorano, e allora ritorniamo alla considerazione iniziale, mettendo l’accento sul problema anche di quelle donne, nonché mamme lavoratrici che ancora percepiscono uno stipendio non conforme alla produttività del lavoro, che impiegano al massimo delle loro forze, in aziende dove spesso vengono messe ad parte al rientro dalla maternità e congedo parentale e spesso escluse dalla partecipazione a corsi di formazione garantiti per tutti gli altri colleghi.  In base ad uno studio del CENSIS il modello femminile che spesso emerge è quello nella moda e nello spettacolo, a parte l’arte e la politica e spesso anche nella cronaca nera dove appare vittima di criminalità. Eppure la donna nella storia è sempre stata protagonista in battaglie per l’affermazione dei propri diritti che l’hanno portata – se pure in situazioni di successo e abbattimento altalenanti – sicuramente in una situazione di progressiva vittoria e successo, situazioni in cui non è stato facile riconoscerne l’apprezzamento e il valore, che non è esclusivamente legato alla nascita e all’educazione della prole, ma certamente legato anche all’ottimizzazione di quelle capacità che l’hanno resa fiduciosa e orgogliosa di essere alla pari con la forza lavoro maschile. Ricordiamoci infatti del periodo in cui le donne – e cioè fino al 1865 – non potevano accedere ai pubblici uffici o gestire autonomamente i propri soldi guadagnati nel lavoro;  dopo l’Unità d’Italia d’altronde la donna era ancora esclusa dai diritti politici. Effettivamente tra l’800 e il 900 la condizione femminile era ancora nettamente inferiore. I dati stessi su cui basare le ricerche erano assai scarsi; e pur essendo molto diffuso il lavoro femminile, difficilmente gli veniva conferito il giusto riconoscimento.  Quasi tutte quelle che lavoravano nei campi non venivano riconosciute come lavoratrici a meno che non fossero titolari di una proprietà o contratto di affitto.Lo stipendio femminile non riusciva ad arrivare a quello maschile se non per la metà dello stesso. Anche quello dei bambini era sottopagato come lavoro diffuso, prima della guerra mondiale. All’inizio del 900 ancora il lavoro delle donne non veniva garantito e lo stato decideva così di indurre il più possibile la donna a casa e certi lavori ancora non venivano consentiti. Per parecchi anni non fu concesso loro il diritto di voto, e anche il titolo di studio non ha garantito l’accesso a determinate professioni. Ancora nel 1912 alle donne non venne consentito il voto in Italia e si discuteva che avrebbero potuto esercitare certi diritti politici solo se avessero ottenuto quelli civili. Con la prima guerra mondiale certi lavori nei campi, come anche nelle fabbriche, prima occupate dagli uomini vennero presi dalle donne, in sostituzione di questi, e circolari ministeriali permisero alle donne di entrare persino nell’industria meccanica da cui prima erano escluse. Alla fine della guerra però vennero accusate di rubare il lavoro degli uomini e quindi persero quel posto. Anche nel fascismo venivano escluse dalla partecipazione al lavoro, e a quelle elette (come le mogli dei caduti e quelle decorate, o quelle che esercitavano la patria podestà o che sapessero leggere e scrivere) veniva concessa l’istruzione; la cultura veniva consentita a poche e alle mamme, solo per “farne una eccellente madre di famiglia e padrona di casa”. Per molto tempo fu impedito loro di accedere alla Pubblica Amministrazione, all’insegnamento della Filosofia e diventare Presidi di istituti. Nel libro “Politica della famiglia”  si leggeva: “La donna deve  ritornare sotto la sudditanza assoluta dell’uomo, padre o marito, sudditanza e quindi inferiorità culturale ed economica”, veniva perciò negata alle donne l’istruzione. Su proposta di Togliatti e De Gasperi venne infine nel 1945 concesso il diritto di voto alle donne e nel 1951 viene nominata al governo la prima donna Anna Cingolani, Sottosegretaria all’Industria e al Commercio. Negli anni 70 nacque il movimento Liberatorio della donna dopo il quale furono messe in atto alcune riforme come: la legalizzazione dell’aborto e l’eliminazione dei programmi differenziati tra uomini e donne nelle scuole. Inoltre si è raggiunta la parità legale nell’ultimo secolo e la possibilità della comunione dei beni. Nell’ultimo secolo sono cambiate anche le leggi ed è stato consentito loro di entrare anche nell’ambito militare.  “Le ha nominate più volte: come giovani, come  mamme, come lavoratrici”.Le donne hanno rappresentato uno dei passaggi chiave del discorso del Presidente del Consiglio al Senato. Gli obiettivi fondamentali di cui si occupa il governo sono il Fisco e  il Lavoro. “Uno dei fattori che distinguono l’Italia nel contesto europeo è la maggiore difficoltà di inserimento o di permanenza in condizione di occupazione delle donne.  Studiare l’opportunità di tassazione per loro, una tassazione ridotta per queste ultime (come punto in meno di Irpef  rispetto agli uomini) incentiverebbe l’occupazione femminile, ridurrebbe il costo del lavoro delle imprese e favorirebbe l’ingresso di maggiori risorse nelle famiglie”. – come appunto dice il nostro Presidente del Consiglio Mario Monti. Infatti si dovrebbe dare possibilità e spazio anche ai padri per avere un maggiore arco di tempo per il congedo di paternità alla nascita di un figlio, per coinvolgere maggiormente i papà nelle questioni familiari e aiutare in questo modo le giovani mamme, con l’eventuale possibilità di avere maggiori contatti nel mondo del  lavoro: questo sicuramente è un primo passo verso la conquista delle pari opportunità. La maggior parte delle donne infatti lamenta  la mancata flessibilità degli orari nelle ore lavorative e rappresenta senza dubbio la peggior causa di scoraggiamento. La strada già intrapresa dall’Europa è quella del “flexi-time”: settimane corte, telelavoro ecc.. IL fondo Sociale Europeo FSE dell’Unione Europea è stato uno strumento volto a intraprendere dei cambiamenti nel mondo dell’occupazione europea. A seguito del trattato di Amsterdam del 1997 la Strategia Europea sull’Occupazione ha impegnato gli Stati Europei al raggiungimento dei quattro obiettivi comuni: l’imprenditorialità, l’idoneità, l’adattabilità e le Pari Opportunità nel mondo del lavoro. Per le Pari Opportunità infatti si è giunti alla conclusione: “Le pari opportunità: la lotta alle disparità uomo-donna e un maggiore tasso di occupazione femminile da raggiungere con l’attuazione di politiche in materia di interruzione della carriera, congedo parentale, lavoro part-time, servizi di qualità di custodia dei figli. Inoltre la SEO propone agli Stati membri di facilitare il ritorno al lavoro, nello specifico per le donne.”In futuro bisogna cercare infatti di  investire sulle risorse strumentali, economiche e umane. Promuovere corsi di formazione e agevolare il mondo femminile in una migliore ottica di inquadramento nel mondo del lavoro, affinchè nessuna si senta esclusa. Inoltre è necessario puntare sul net-working e sulle politiche sociali di welfare in cui vanno comunque incluse le donne. In aggiunta a questo si dovrà lavorare  sul’attuazione di alcune riforme che agevolerebbero maggiormente quelle mamme che non possono usufruire del congedo parentale, e quindi in alternativa al congedo preso dagli uomini, è in corso l’attuazione di un voucher per baby-sitting  da richiedere al datore di lavoro. In pratica si potrebbe dare la possibilità alle giovani mamme di avere un buono di cui usufruire per 11 mesi dopo la maternità e in grado di sostenere le spese per la baby—sitter, ma si dovrà aspettare l’iter legislativo e che vengano attivati i fondi per le spese che deve sostenere il Governo. L’importo dovrà essere stabilito dall’ISE familiare. L’introduzione del voucher è previsto per l’art. 56 nel disegno di legge intitolato:“Disegno di legge recante disposizioni in materia di riforme del mercato di lavoro in una prospettiva di crescita”, sul tema: “Sostegno della genitorialità”. In particolare la L.92 del 28 Giugno 2012 a seguito del disegno di legge S.3249. Ci auguriamo che si moltiplichino in Italia le Conferenze e le iniziative per permettere alla nostra penisola di concorre con gli altri paesi in Europa e nel mondo nella speranza  che sempre più madri di famiglia conquistino il personale spazio professionale, considerando che solo il 55 % delle mamme tra i 25 e i 54 anni lavora. Forse per essere una buona mamma è necessario stare a casa? Credo sia importante conoscersi e sapere cosa si vuole veramente nella vita. Se una mamma è serena,  lo saranno anche i suoi bambini, e se la serenità deriva da un insieme di fattori, tra cui la soddisfazione professionale, ancora meglio.

FORMICHE GIOVANI // Laura Urbani

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