Una società fondata sul lavoro. Ma il lavoro è sempre di meno

Pubblicato: 24 settembre 2012 in Uncategorized

ROMA – Tutto quello che sta accadendo sul tema del lavoro deve far riflettere su un argomento così delicato che coinvolge il lavoratore dalla sua attesa di lavoro fino al raggiungimento della età pensionabile. Il miglioramento e l’aspettativa di vita sono largamente migliorate  lavorare di più per chi sta bene non è un dramma, ma la vera criticità è quella che  i nostri giovani  non trovano  il lavoro. Cosa dire dei  comportamenti di alcune frange sindacali che richiedono di mantenere i privilegi guadagnati in molti anni di giusta  lotta sindacale ma che oggi mostrano difficoltà nel loro mantenimento?  Il sindacato pare vecchio ancorato ad alcuni concetti degli anni 50 nella divisione tra padrone e lavoratore. E’ veramente  così strano che un imprenditore  proponga  forme contrattuali nuove che cercano di mantenere la produzione di beni e/o servizi  creando  difendendo il lavoro tutelando il lavoratore. Domenico MASI sul corriere della sera  termina un suo articolo con un riflessione allarmante: “Cosa succederà in un società fondata sul lavoro quando il lavoro viene a mancare?” Nell’ambito previdenziale, le novità introdotte dal decreto Salva Italia, allungano i tempi per raggiungere il traguardo dell’età pensionabile e riducono l’importo che verrà erogato dalla previdenza pubblica. Negli ultimi anni si sono verificati fenomeni  che hanno modificato l’equilibrio del sistema pensionistico: in particolare, si è verificato un progressivo aumento della vita media e una contemporanea riduzione delle nascite, che significa meno popolazione attiva in futuro, quindi meno lavoratori che versano contributi e meno entrate per le casse di previdenza pubblica. Se da oggi non si pensa ad integrare la pensione pubblica con forme alternative i  giovani incontreranno  difficoltà ad avere un reddito da pensione adeguato; alcuni studi in materia indicano  che nel 2030 il tasso di sostituzione non supererà il 52% (rapporto tra prima pensione ed ultimo reddito). Occorre agire per non lasciare ai nostri giovani lavoratori un futuro incerto e scarsamente remunerativo. Negli ultimi anni il sindacato si è battuto per introdurre la previdenza complementare. Bene, da facoltativa rendiamola obbligatoria e inseriamola nei contratti di categoria.

FORMICHE GIOVANI // Carlo Lanini

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