L’Italia non è un Paese “normale”. Si avvii una fase di rinnovamento politico

Pubblicato: 23 settembre 2012 in Uncategorized

ROMA – In un articolo pubblicato di recente si fa riferimento all’eccezionalità del sistema politico italiano, cioè alla cronica incapacità di produrre governi coesi, sostenuti da stabili maggioranze parlamentari. In queste condizioni infatti è stato sempre difficile produrre da un’accozzaglia di forze politiche e gruppi di interesse un governo forte,  che sia cioè più della semplice somma delle parti, e in grado di operare scelte decisive e strategiche nell’interesse del paese. Tutto questo ha provocato non solo il disastro interno in termini economici, politici, sociali, etici ma anche una inaffidabilità  che sta indebolendo l’Europa  e minacciando la sopravvivenza dell’eurozona. Il responsabile per l’economia internazionale alla Chatham House di Londra afferma che non sarà sufficiente una riforma elettorale, ma che è necessario un rinnovamento politico-istituzionale complessivo. Inoltre spiega in 5 punti le “anormalità” e le sfide che l’Italia dovrà affrontare per diventare un paese “normale” e superare il contrasto tra il proprio sistema politico-istituzionale nazionale e quelli delle altre democrazie. Primo, le riforme strutturali complesse sono state realizzate da governi tecnocratici, come quello attuale. I governi di Carlo Azeglio Ciampi nel 1993 e di Lamberto Dini nel 1995 riformarono rispettivamente il mercato del lavoro e il sistema pensionistico. Mentre i governi eletti, anche quelli con una grande maggioranza parlamentare, come l’ultimo governo Berlusconi, non sono riusciti a realizzare le riforme strutturali necessarie al paese. Secondo, la politica italiana è dominata da “politici di carriera” che hanno trasformato un servizio pubblico in una lucrosa professione a tempo indeterminato.  Gli scandali attuali ci fanno capire come interessi costituiti prevalgono sul bene pubblico mentre la corruzione dilaga. A detta di Marco Travaglio e Peter Gomez, 70 dei 945 parlamentari eletti nel 2008 sono sotto inchiesta o condannati per sentenze penali. Le nostre élites politiche sono oligarchiche, arroccate e inamovibili e ciò significa che non vi è stato da decenni un  ricambio al vertice con l’ingresso delle nuove generazioni. Inoltre le donne sono appena un quinto del Parlamento e il 15% dell’attuale esecutivo. Terzo, dato che la società civile reagisce alla corruzione endemica protestando contro i partiti tradizionali, la popolarità dei demagoghi aumenta. Sia Berlusconi che Umberto Bossi iniziarono le loro carriere politiche con programmi elettorali che combinavano populismo, difesa delle corporazioni, euroscetticismo e anticentralismo e hanno vinto le elezioni. Più di recente Beppe Grillo ha portato il Movimento populista e anti-corruzione “Cinque-Stelle” a grandi risultati alle amministrative e promette un exploit simile, se non migliore, alle elezioni politiche del 2013. Quarto, i conflitti d’interesse che hanno accompagnato per 20 anni anche Berlusconi, per esempio, non sono stati risolti. A differenza di altre democrazie l’Italia non ha i “firewalls” per impedire che i pubblici uffici siano utilizzati per difendere interessi privati. Per questo motivo le porte istituzionali sono state lasciate troppo aperte a chi  ha ritenuto che il  servizio pubblico possa divenire la via preferenziale per il proprio vantaggio personale. Quinto, mentre ci sono italiani e italiane capaci, competenti, meritevoli a rappresentare l’Italia nelle organizzazioni nazionali e internazionali, con poche eccezioni, i migliori talenti del paese non siedono sulle poltrone del Parlamento. L’élites politica italiana è provinciale è chiusa in se stessa, con poca esposizione ed esperienza internazionale. Nel mondo globalizzato di oggi, questa non solo  è una stranezza, ma un fattore che riduce la rilevanza internazionale del paese. Da quello fin qui elencato si deduce l’eccezionalismo politico italiano, causato dal graduale declino del sistema istituzionale nazionale. E anche dopo che, nei primi anni ’90, “Mani pulite” mise in luce il clientelismo sistematico, la corruzione e la cattiva gestione della res pubblica da parte dei partiti tradizionali, i governi che si sono succeduti da allora hanno bloccato ogni tentativo di avviare un rinnovamento istituzionale vero. Per questo l’Italia per salvarsi dal collasso economico deve assolutamente e necessariamente riavviare quel processo di rinnovamento pensato 20 anni fa. Ma distruggere totalmente lo status quo potrebbe portare ad una notevole instabilità politica. In un momento in cui la riduzione dell’incertezza e il rafforzamento della fiducia dei mercati sono priorità in tutta Europa, questa potrebbe non essere la soluzione desiderabile. Inoltre l’instabilità potrebbe diventare un moltiplicatore della crisi e della inerzia italiana. Il governo tecnico attuale ha dimostrato che l’Italia può comportarsi come un paese normale. I partner europei  dell’Italia devono incoraggiare, piuttosto che bloccare, gli sforzi che sta facendo per rompere con il proprio passato. Infatti nella misura in cui la soluzione della crisi europea richiede un impegno credibile sul fronte della sostenibilità fiscale, l’Europa ha bisogno anche di un Italia che sia un partner sano e affidabile da un punto di vista istituzionale.

FORMICHE GIOVANI // Graziella Giorani Castellani

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