Cambia l’economia mondiale, cambia il mondo del lavoro

Pubblicato: 22 settembre 2012 in Uncategorized

ROMA – Nel multiforme panorama socio–politico-economico, in questi tempi d’incertezza, è prioritario analizzare le varie problematiche comuni inerenti al nostro Paese. Creare spunti di riflessione, condivisione. E provare, inoltre, a individuare proposte e prospettive concrete laddove le difficoltà oggettive assumono scenari drammatici a danno della società: ovvero le conseguenze della precarietà nel lavoro. In questi ultimi anni, in cui il mercato mondiale del lavoro muta a ritmi vertiginosi per sottrarsi e superare una ‘crisi’ economica globalizzata, ci si chiede se il nostro Paese voglia (o almeno provi a) essere in grado di adeguarsi a questi scenari mutevoli e difficili. Considerato che “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro” (art. 1 Cost.) e che, ai sensi dell’articolo 4 della Costituzione, “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”, ci si domanda se detti articoli le ‘Istituzioni’ che dovrebbero proporsi quali ‘ponti’ di raccordo tra le istanze e i bisogni della collettività e la collettività stessa, considerino di ‘attuarli’ ossia di renderli effettivi.  Servono riforme vere, concrete e urgenti per rilanciare quello che dovrebbe essere non solo un mezzo per vivere, ma anche un fine di realizzazione del “pieno sviluppo della personalità umana”, ovvero: il lavoro. Difatti è noto che tutte le figure contrattuali che regolano i rapporti di lavoro, create con l’intento di rendere flessibile il mercato lavoristico a beneficio di aziende e lavoratori (vuoi per contingenze esterne alla volontà dei datori di lavoro, vuoi per ‘miopia’ di costoro nel non voler vedere chiaramente conseguenze successive dannose, ad ampio spettro, per il futuro del Paese) hanno finito per precarizzare un mercato, già debole per non essersi trovato al passo con i tempi che cambiavano. Il lavoro precario tende a mettere in discussione molti diritti della persona (ci si richiede quindi se l’art. 4 comma 1 della Costituzione sia stato attuato, o prima o poi si cerchi di farlo) giacché comporta conseguenze d’impatto micro-sociale molto dannose per singoli e famiglie (tipico esempio: il non accesso al credito per le famiglie. Difficilmente si può trovare una banca che concede mutui a un lavoratore con contratto a progetto o addirittura ad uno stagista).  La precarietà non pone poi frizioni solo al diritto al lavoro ma nega il diritto ad una esistenza dignitosa. E’ questo del lavoro un problema, anzi ‘il problema’ che dovrebbe essere considerato principalmente dalle forze politiche di qualunque estrazione e dai governi tecnici o politici che siano. I cittadini sono stanchi di vedere le ‘Istituzioni’ non risolvere definitivamente il ‘vero’ problema che a tutti interessa e considerare, invece, altre questioni (magari ‘degnissime’ di attenzione!) tuttavia non così urgenti. Ci si chiede ora se questa nuova riforma lavoristica, attuata da due mesi, possa dar i frutti sperati. Solo l’evidenza dei fatti lo potrà confermare ma, com’è logico, una riforma del Lavoro deve conciliare tante istanze di forze in campo politiche e sociale ed avere di mira sia soluzioni nel breve periodo, ma anche, e forse soprattutto, in ambito inter-generazionale.

FORMICHE GIOVANI // Massimiliano Ciampi

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