De-crescita e de-industrializzazione

Pubblicato: 21 settembre 2012 in Uncategorized

ROMA – Le tesi più fantasiose ed originali sono state addotte a spiegazione della sfortunata crisi economica congiunturale, a giustificazione delle più disparate ricette risolutive . Tra di esse spicca per acutezza quella di alcuni economisti anche italiani (cfr. Gotti Tedeschi) secondo i quali negli ultimi quarant’anni, a fronte di una sostanziale stabilità demografica dei paesi occidentali, non sia comprensibile un continuo trend positivo del loro prodotto interno lordo (si sa come l’incremento di popolazione mondiale sia quasi del tutto confinata ai paesi emergenti del BRIC, India e Cina fra tutte).  Se per l’appunto individuiamo nel PIL crescente l’unico indicatore del potere di spesa della popolazione, allora dovremmo convincerci come molti dei beni e dei servizi che consumiamo, e che magari riteniamo essenziali, risultino invece quantomeno voluttuari se non assolutamente inutili. Assumendo questa quale causa socio-economica della sfavorevole congiuntura internazionale, si deduce in maniera automatica come la via di fuga obbligata sia, inevitabilmente, la “de-crescita”: la diminuzione dei consumi, la riduzione delle produzioni e dei costi connessi, la riduzione delle ore lavoro. Probabilmente  tutto ciò non accadrà, la finanza dilagante provvederà in chissà quale modo a mantenere in vita i consumi ed il potere di spesa di intere nazioni (anche se chissà per quanto tempo ancora). Ma tra tutti i paesi sviluppati, tra le “potenze industriali” del XXI secolo l’Italia, miseramente relegata a fanalino di coda arrancante, mostra invece segni di de-crescita significativi (e preoccupanti) , che inducono invece il tremendo sospetto che la tesi della decrescita sia tutt’altro che una provocazione: contrazione epocale dei consumi, riduzione drastica della capacità di risparmio, fino a quello che appare come una vera e propria fuga delle industrie dal Belpaese. I casi di cronaca dell’Alcoa e del Sulcis tutto sono ancora nelle prime pagine dei giornali, ma ben più che sospetti si concentrano intorno a realtà ancor più imponenti (Fiat, gruppo Riva, ecc.). Situazione quasi grottesca, quella della nostra amata Nazione: detenere il triste primato tra le potenze in declino e, forse contemporaneamente, ritrovarsi precursori di nuove forme di organizzazione dell’economia, della società, dello Stato.

FORMICHE GIOVANI // Massimiliano Piantini

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